EXPLODING CAVE
Giornate di libera ricerca tra cinema, suono, video e digitale
17 – 18 Aprile 2009
C.S.O.A. Cox18
Via Conchetta 18 – Milano
Info: cox18@inventati.org ; info@digicult.it
Info: http://cox18.noblogs.org ; http://www.digicult.it/ExplodingCave.asp
A cura di: Marco Mancuso, Marco Lorenzin, Claudia D’Alonzo Trafficando con le forze tecnologiche emergenti, tra il 1966 e il 1967 Andy Warhol crea l’Exploding Plastic Inevitable, formando uno spazio contradditorio e sperimentale. Invece di una loro naturalizzazione, produceva un montaggio che scomponeva lo spazio nel quale diversi media interferivano ed entravano in competizione gli uni con gli altri (…). Improvvisamente, il ritmo della musica suonata dai Velvet Underground e dall’attrice/cantante Nico, i giochi di luce, i movimenti dei diversi film di Warhol, le performance dei ballerini si univano per creare qualcosa di significativo, ma prima di cogliere il senso di quello che stava avvenendo, tutto diventava nuovamente confuso e caotico. Il rumore ti colpiva. Volevi urlare, o lanciarti in una danza sfrenata, dovevi muoverti, agire (…). Nell’apparente oscurità e nel caos dell’Exploding Plastic Inevitable, si poteva trovare una possibilità di trasformazione, se non di liberazione”. – [Branden W. Joseph, My Mind Split Open]
Conosciamo una Milano che dagli anni Cinquanta è stata progettata “a somiglianza dell’organizzazione generale del lavoro, i quartieri sono divisi per ceti, si calcolano le distanze tra luogo di lavoro e abitazione. Si progetta una specifica famiglia. Si pianifica un certo tipo di abitazione (…). La sensazione generale era quella di un futuro bloccato, dominato da eventi in gran parte incomprensibili e a cui non si poteva partecipare (…). Nella ‘cava esistenzialista’ della Milano degli anni Cinquanta, ai codici tradizionali della sala da ballo meneghina si sostituisce la sperimentazione di nuovi generi musicali e nuove modalità di scambio tra suoni e visioni che comportano a loro volta dinamiche specifiche. Il rapporto di seduzione si manifesta attraverso la liberazione del corpo mosso dai ritmi musicali e non più dalle ‘figure classiche’ della danza da balera. Il look delle persone si libera dell’estetica borghese del ‘giacca e cravatta’ (…). – [John Martin, Primo Moroni, La Luna sotto casa ]