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Luigi Ricuperati sul Junkspace

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Ho intervistato Luigi Ricuperati, che ha appena pubblicato un racconto nell’antologia di Minimum Fax ‘Il corpo e il sangue d’Italia‘. A maggio, da Minimum Fax, uscirà il suo romanzo ‘Il mio impero è nell’aria’. E’ editor di Abitare.
Ho sentito cosa pensasse sul tema del junkspace, come metafora di una nuova tipologia di spazio architettonico e mediale, di cui ha parlato l’architetto Rem Koolhaas nel suo ultimo saggio dal titolo Junkspace.

Luca Barbeni: cosa significa junkspace?
Luigi Ricuperati: il junkspace è l’idea fondamentale che lui ha sviluppato in questa prosa poetica semiautobiografica che riflette il suo stesso modo di muoversi ipercineticamente intorno al globo, lui è un uomo che passa sempre da un continente all’altro, fa una vita dove l’identificazione del junkspace è il riflesso di esperienza esistenziale che lo porta a attraversare continuamente differenti spazi.

LB: ma oggi è realtà per tutti anche al di là della vita personale di Rem Koolhaas

LR: si anche in Italia esistono grandi spazi di junkspace, dagli outlet ai centri commerciali, certo negli altri continenti ci sono manifestazioni più significative, è d’altronde difficile cercare di fermare questo processo, che porta ad una propagazione di questa mancanza di senso per accumulazione, o anche per sottrazione, o accumulazione di non senso, ecco questo per me è il junkspace, e oggi è una realtà: un’accumulazione di schifo, un pus.

LB: che non è solo spazio lo fisico dei rifiuti ma bisogna considerare anche l’inquinamento degli spazi mediatici?
LR:la cosa più drammatica è l’individuazione della convergenza di alcuni media che riflettono una parte dello spazio collettivo condiviso in occidente, ma anche in altri paesi nasce dal legame molto forte tra eccesso di informazioni, di immagini, di merci.

LB: quindi potresti legare il concetto di junkspace anche a quello di creatività allargata?

LR:in un certo senso si, poiché da questo punto di vista c’è una disponibilità che non si è mai avuta nella storia, disponibilità di materiali che si possono aggregare, legare creativamente ma sono tutti sensi che sono molto parziali, manca una visione dall’alto che porti un’organizzazione romanzesca, si parla appunto di morte dell’autore, manca una narrazione condivisa, junkspace è l’oggetto di libri come “La macchina morbida”, “Il pasto nudo” costituiti da un’accumulazione apparentemente e non di materiali che presi in se hanno bellezza, o bellezza nella bruttezza, non vi è però organizzazione di senso definitivo, concluso, si può sguazzare, si può combatterlo, cercando di creare dall’interno in queste zone senza forma degli agglomerati dove si produce un’organizzazione sensata illuministica, molto importante perchè è esattamente quello che si avverte in questi spazi…

LB: non si riesce più a decodificare la realtà
LR: non si riesce più a dare senso razionale, come diceva Koolhaas facendo una battuta “tutto ciò che è reale non è razionale,” difficile dare senso di razionalità al junkspace, tale eccesso di produzione, di clonazione, con tutti gli elementi che occupano uno spazio, non una immensa varietà ma identità ripetuta con variazioni minime che non generano la produzione di tanti sensi ma un unico senso ripetuto con varianti. Varianti stocastiche che possono generare opposte reazioni nei confronti del junkspace: durante una conferenza dove abbiamo avuto un dialogo pubblico tramite sms quando gli ho scritto riguardo al discorso della morte dell’illuminismo ha risposto “tutti vi hanno contribuito”.
La dice tutta sulla sua posizione personale riguardo all’illuminismo.

Vedi lo spam legato ai prodotti sessuale su internet che è un filone che ha una strada che porta anche verso la bellezza, esattamente come le micro poesie che ti arrivano nello spam erotico, queste sorta di micropoesie sono molto interessanti e difficili da studiare, ma in effetti produce una forma ci conoscenza, nel senso di comunicazione devastante.

LB: più che di reale conoscenza, è una sorta di comunicazione vischiosa, che ti si attacca
LR: si è proprio una cosa che si attacca e ti si lega addosso: sono poesie tutte uguali e ripetute che costituiscono junkspace di bit, poi il junkspace dei mall che sorgono dappertutto, senza identità precisa, non so se esattamente se tutto ciò corrisponda ad uno stato reale per quanto riguarda l’Europa dove città come Roma, Berlino, Londra dove esistono contemporaneamente queste forme di accumulazione di senso e all’opposto diverse forme di resistenza.
Secondo me è maggiormente un problema di classi, le classi più agiate avranno sempre grado di personalizzazione in più, spazi dotati di senso.
Ragionare in senso postmarxista su questo fenomeno è utile perchè il junkspace è uno spazio demandato per le classi subalterne, basta vedere di bassissimo profilo di uno spazio come il LIDL, dove ti stupisce percettivamente vedere la pubblicità di LIDL su Rainuno, e ciò crea spaesamento, poi se ci vai trovi un junkspace tramutato in cheapspace, anche gli aeroporti hanno aspetti di junkspace,

…anche se la storia dell’aviazione civile è un luogo significativo, una specie di filtro dove vedi la storia dell’occidente dell’ultimo secolo condensata in modo perfetto, tutti i prodotti che hanno definito modernità sono passati dalla clessidra degli aeroporti, costituita da un’elitè che negli anni venti erano migliaia, con un progressivo allargamento della base che ha portato negli anni’90 a milioni di persone la possibilità di viaggiare intorno al globo.

Tutti viaggiano per tratte piccole e con i lowcost, a proposito è interessante vedere come gli spazi aeroportuali sono significativi come junkspcesizzazione vedi salone TVA progettato da Eliel Saarinen negli anni ‘50 non ero un luogo spersonalizzato, aveva un pubblico ben definito, era per un pubblico che era elité economica e culturale, negli ultimi anni elité economica e culturale prendono strade differenti e hanno difficoltà nel dialogo.

c’è stato un momento in cui ovviamente c’è stata l’illusione, intorno agli anni ‘60 che con l’allargamento dell’istruzione si potesse progredire, così ora si vede il fallimento, l’allargamento dell’istruzione non ha prodotto elité economica che è conseguenza di un’elité culturale ma un’elité culturale che non sta al passo, che vive male, un precariato diffuso, in un decennio le due cose sono corse parallele, la storia aviazione civile è cartina al tornasole della corsa della storia.

Durante la realizzazione delle ricerche per il saggio sul Vietnam, Viet Now, edito Bollati Boringhieri, ho notato come la visione della storia circolare propria dell’Oriente collimi con l’anello circolare che l’Occidente crea intorno alla Terra tramite l’accorciamento dello spazio tempo dato dai viaggi aerei e paradossalmente la storia degli ultimi anni è costellata da aerei che passano sulla terra, un anello di metallo e corpi che viaggiano intorno al pianeta una struttura circolare che contrasta con l’idea giudaico cristiana, illuminista-marxista, focalizzata sulla linea retta che tende verso la salvezza, verso il progresso, quindi vedo la concezione circolare della vita legata al discorso degli anelli aerei, che oggi stanno subendo una divisione di classe, infatti solo le compagnie di basso profilo oggi hanno incidenti, la percentuale è bassissima, ma quando cade si spezza questa linea e la storia acquista verticalità, linea retta e progresso si riflettono nella caduta..,
D’altronde gli aeroporti hanno una componente di spersonalizzazione per non creare i il panico, uno smussamento degli anglo emotivi, ad esempio ho saputo che nell’aeroporto Charles De Gaulle negli anni 60 misero poltroncine circolari molto comode che sono però state sostituite negli anni 70 con sedie meno comode perchè attraevano troppo persone senza fissa dimora.
Adesso con aerei lowcost vi sono aeroporti che sono junkspace vedi Malpensa dove vi è differenza enorme tra terminal 1e 2, ora ai in Piemonte a Cuneo dove c’è un aeroporto che viaggia soprattutto verso la Romania, pochi voli, ed è in posto allucinate, molto interessante.

LB: potresti parlare del progetto Fucked UP?
LR: era un periodo che ero in crisi con l’idea di raccontare delle cose inventate, fiction, ho iniziato a cercare frugare nel junkspace delle comunità sui Internet, comunità virtuali che hanno niente di virtuale oltre alla rappresentazione scenica, un’idea di comunità che è virtuale ma relazione vere, ho cercato tra le lesbiche, tra i nerd ossessivi, tipici fruitori della rete, la prima che ha occupato la rete, oscillando tra varie situazioni di questi siti detti E/N, everything and nothing, tutto e niente…
sono entrato in questa comunità legata a un sito particolare nowthatsfuckedup.cpm, che già dal nome ha un’idea di marcio, a un certo punto è successo che mi sono molto interessato, era comunità di porno amatoriale in cui pagavi pochissimo e avevi grossa possibilità di interazione tra gli utenti e con la piattaforma, una sorta di youtube ante-litteram.
Cristopher Wilson, fondatore di questo progetto, ha capito che molti soldati della sezione in Afghanistan frequentavano il sito, inoltre il warporn è un genere del porno, e allora gli ha proposto di spedire immagini dal fronte in cambio di accesso gratuito, di vita quotidiana, c’era un costo basso tipo 10$ al mese tenendo conto che sito buono come Abbywinter che viene da 2 anni come miglior sito è 27$ dollari australiani acceso base, mentre loro si basavano più su un modello basato sulla condivisione.

LB: vedi l’idea di realcore di Sergio Messina
LR: si certo, video con i telefonini, foto usati come ricatto, infatti forte aspetto di maschilismo e nazionalismo, ma non è il trash preconfezionato della società dello spettacolo, vi è legame con il junkspace ad esempio nella De Filippi, ma è comunque spettacolo, il junkspace in tv non si sono ancora accorti ora che i reality mostrano corda, che vi sono prodotti culturali di livello non considerati tali, vedi Robert Jonhnson nel libro “Tutto quello che non ti male, ti fa bene”, dove presenta come videogiochi possono avere strutture cognitive e narrative più complesse di molti libri.
Dal punto di vista di junkspace dell’architettura devo dire che gli spazi fisici dove si fanno le selezioni per i programmi sarebbero molto interessanti da visitare, ho un’immagine precisa della serializzazione dello spazio, vedi Artissima, lo spazio della fiera è il modello del junkspace, che è diverso dello spazio disorganizzato del suk misto di organizzazione e tradizione.

LB: forse diffrenza tra junskapce e magazzino disorganizzato è che junskpace cade dall’altro mentre magazzino ha delle radici…
LR: si infatti, il junkspace si riflette nella fiera campionaria che è iperfunzionale ma porta all’angoscia, per certi versi Artissima ha elementi di junkspace per come è organizzata, il problema è la serializzazione degli stand …..
LB: tornando sul libro Fucked Up.
LR: beh allora ho raccolto alcune foto e ho trovato questo archivio dal valore politico e storico nel frattempo il proprietario aveva un processo in corso, Pentagono aveva scoperto questo traffico di immagini e lo ha perseguitato, nonostante Chris fosse patriotticamente a favore della guerra.

Ci sono delle foto molto interessanti anche di mall militari, spazi curiosi, ciò che è venuto è che visto che loro postavano le immagini degli utenti con attitudine nichilista adolescenziale commentavano le immagini, del tipo: “ecco il terrorista che si è fatto esplodere e andrà a trovare le 77 vergini”, insomma un junkspace emotivo dove anche un bit o cliche come quello delle vergini viene usato per commentare, una sorta di pornaccio che invece dovrebbe far scaturire solo pietas.
Da questo punto di vista interessante poiché tipico. Ho raccolto le immagini e i commenti e ho cercato di organizzarli secondo una struttura narrativa.

LB: come hai fatto per i diritti?
LR: la piattaforma web si basava sul fatto che nel momento in cui gli utenti inviavano le immagini, ne perdevano i diritti, per cui erano foto senza copyright.

Un annetto dopo è uscito un disco solista di Thom Yorke, la title track Black Swan, contiene il ritornello “this is fucked up this fucked up”, ma al di là dell’espressione comune ho sentito legame con questa atmosfera, con questo marciume morale, per morte dell’illuminismo intendo anche questo, che non c’è più alcun principio razionale e etico. In quella situazione vale tutto, ma ciò porta solo ad una situazione di junkspace.

Written by Luca

December 11th, 2007 at 11:54 pm

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MAU. Museo d’Arte Urbana nel Borgo delle Meraviglie

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Il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino è il primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’aperto collocato all’interno di un grande centro metropolitano, con il consenso ed il contributo fondamentale degli abitanti.

Il nucleo originario del MAU è sito nel Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere operaio di fine’800, miracolosamente salvatasi dagli sventramenti operati dal Piano Regolatore del 1959, che ha mantenuto pressoché intatta la sua struttura a reticolo costituita da case basse con ampi cortili interni dotati di aree verdi, suddivise da vie strette, tale da farne un “paese nella città”.

Tra il 2002 ed il 2007 sono state prodotte le opere murali di Salvatore Astore, Enrico De Paris, Sergio Ragalzi, Angelo Barile, Theo Gallino, Antonio Mascia, Claudia Tamburelli, Santo Leonardo, Giorgio Ramella, Roberta Fanti, Daniela Dalmasso, Vittorio Valente, Andrea Massaioli , Antenore Rovesti, Bruno Sacchetto, Alessandro Gioiello, Gianluca Nibbi, Alessandro Rivoir, Matteo Ceccarelli, Pasquale Filannino, Marco Bailone, Paola Risoli, Fathi Hassan, Gaetano Grillo. Sono stati inoltre restaurate e parzialmente rifatte opere murali di Alessando Rivoir, Enzo Bersezio ed Antonio Carena.

Sabato 17 novembre 2007, nell’ambito delle iniziative di Contemporary Arts Torino Piemonte, il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino inaugura ufficialmente le opere murali realizzate, tra il 2005 ed il 2007.

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Sabato 17 novembre 2007

MAU Museo d’Arte Urbana Torino

dalle 11 alle 13.30 con punto di incontro in via Musinè 19

Written by Ilari Valbonesi

November 15th, 2007 at 12:28 pm

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Storytelling and Architecture

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iew

I attended the View Conferences today talk with Rodrigo J. Lopez, principal at Neoscape, an award winning visualization studio based out of Boston and New York, where he serves as creative and art director.

He explained the audience that both in gaming and filmmaking, as well as in the realm of digital architecture and visualization, with every improvement and development in technology, new doors open to the point where the lines separating the worlds of cinema, gaming environment development and architectural visualization begin to blur.

view

So the storytelling, after the pure advertisement, now has conquered the realm of real estate marketing. Lopez is clear since the beginning declaring that there’re many other firm that do traditional 3D rendering and lighting better than them, but they don’t want to realize just beautiful 3D, their mission is to fall the viewer in love with the space.

Here’s the list of the …things to do to realize a great architectural visualization enhanced by storytelling:

*discovery
fall in love in love with the space, it helps a lot in the creative process and everyone involved in the film shppopuld attend this part to be inspired

*storyboarding
it helps to sell the idea and to work faster and cheper

*previsualization
importnat phase that helps doing really difficult shot faster and cheaper and laso it’s the phase when you can experiment more

*set design
usually the architect and the designer do it, but the creative job is to populate the space with furniture and people. Set dressing is really important because it can kill or leverage the story

*cameras
keep the camera simple and have always a purpose for evey movement

view

*lighting
important to give a mood to the image

*compositing
really delicate part also because it was an innovation of the last 4 years

*color grading
make it emotive

*editing
the most important part, it’s really the moment to put together all the pieces and tell the story

And finally 6 rules that he found useful:
- don’t fall in love with shots
- manifacture reality
- editing is preception | preception is reality
- point of view
- suggestion is more effective than exposition

Written by Luca

November 7th, 2007 at 6:51 pm

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Evoke a Psichelic Church

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Is it blasfemy or not? For sure the english church seems to be quite open to suggestive interactive architecture project like Evoke. This project was realized by Haque Design + Research especially for Illuminating York, a event from the 26th of October till the 3th of November. During Illuminating York residents and visitors can experience cutting-edge light-based artwork, exhibitions, site-specific performances and tours in some of the ancient city’s many special places.

Evoke is a site pecific installation made of a massive 80,000-lumen projection of an animation onto the York Minster Cathedral and a system to let the audience interact with images.
The patterns of the animation are ‘generated in realtime by the words, sounds, music, and noises produced collectively by the public, determined by their particular voice characteristics.’

church

People with voices of different frequencies, rhythms or cadences will be able to evoke quite different magical patterns upon the surface of the building – a staccato chirping will result in a completely different set of visual effects to a long howl for example, blending old and new to continue animating the facade of the Minster.

Written by Luca

November 5th, 2007 at 10:28 am

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Z Island: Zaha Hadid Mac, Lights, Aroma, Heater

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Interactive Corian in Zaha Hadid’s Z Island kitchen

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The Z Island is the first project to use a new interactive technology developed for DuPont Corian that allows interactive touch sensitive areas and information display on the surface of the Corian material. It features a touch pad and a large display area from where many functions of the kitchen can be controlled via menus.

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It includes two separate island units: “Fire” (the cooking area) and “Water” (the washing area). In addition, a modular cabinet-wall system (the storage unit) also made of Corian, complements the two islands.

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The menus read:

MAC, LIGHTS, AROMA, HEATER

The MAC menu controls the Mac Mini that is integrated in the far end of the kitchen. It allows full control of the Front Row software to access music, video, fotos and DVDs. The Corian touch panel is the ideal interface for multimedia in the kitchen: you can touch it with dirty fingers and wipe it clean later!

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The LIGHTS menu controls the full-colour LED lighting system and the white spot light above the Mac display. There is full dimming for red, green, blue to mix your own colours and automatic modes for colour cycling.

The AROMA function controls an aroma dispenser for aroma therapy.

The HEATER function controls a novel Corian heating panel that heats your plates up to 80C.

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The display showing the music function of Front Row. The Mac mini is integrated just below the screen. The image shows the DVD slot below the screen. To the right of the DVD slot there is a USB jack and a dock for an iPod nano. There is a wireless keyboard and mouse for full control of the Mac. Just in case you were wondering: The Intel Mac mini came out too late for this project; the Front Row software had to be installed manually but works flawlessly on the PowerPC Mac mini.

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Press event with Zaha Hadid.

Written by Ilari Valbonesi

November 2nd, 2007 at 2:15 pm

Posted in Design

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